Metropolegalità

15 Settembre 2008


Metropolegalità - rassegna stampa 06-09-08

 


7 Settembre 2008


Comuni liberi dal pizzo

Tra le proposte, il “fondo di rotazione” per gli Enti Locali che si costituiscono parte civile nei processi per mafia, sportelli antiracket ed uso dei beni confiscati per creare lavoro

Comuni liberi dal pizzo? Si può fare, grazie all'impegno di cittadini ed Istituzioni.

A fare da garanti della Legalità sono proprio i Sindaci che, nell'area metropolitana catanese, potrebbero “dare l'esempio” schierandosi per primi di fronte alla Legge contro le prepotenze criminali, ed istituendo nel proprio Municipio uno Sportello di aiuto e di prevenzione contro le estorsioni e contro i “cravattari”. Attraverso i beni confiscati alla mafia, inoltre, si potrebbero creare concrete opportunità di lavoro, così come accade già in Sicilia occidentale. Tra le proposte, anche un progetto di “messa alla prova” dei minorenni imputati di delitti contro il patrimonio.
Questi i temi al centro della Giornata - promossa dall'Associazione Antiracket Antiusura Etnea ASAAE e da Libera - che si è svolta oggi al “PassoPomo” di Zafferana Etnea.

“E' emersa la necessità - ha spiegato il presidente ASAAE Gabriella Guerini - di lavorare insieme alle Istituzioni ed alle altre associazione antiracket per un progetto comune, per trovare il modo di scalzare quella mentalità che permette ancora alla mafia di rimanere così potente sul territorio. Partirà a breve una serie di incontri con i sindaci dei Comuni dell'hinterland per promuovere l'uso del “fondo di rotazione” che permette agli Enti locali di costituirsi nei processi senza dover pagare di tasca propria l'onorario degli avvocati”.

Ampia la partecipazione di Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza, Dia, Procura. Tra i sindaci presenti, anche il primo cittadino di Sant'Agata Li Battiati Carmelo Galati, che ha annunciato di volersi costituire parte civile in un processo di mafia.

Sul tavolo di lavoro, la testimonianza del presidente della cooperativa sociale Libera Terra Umberto Di Maggio: “Attraverso l'uso sociale dei beni confiscati - ha spiegato nel suo intervento - grazie alla legge 109 del 96 (ottenuta da Libera con un milione di firme), insieme alle indagini delle Forze dell'Ordine è possibile aggredire le mafie nel loro punto debole, la “roba”, strappando loro terreni e ville. Questi beni devono essere investiti in progetti di recupero di zone depresse, e mai venduti, perché così facendo tornerebbero in mani mafiose: con i soldi della mafia, infatti, non si fa cassa. La provincia di Catania potrebbe partire dall'esperienza delle cinque cooperative che operano in Sicilia occidentale, dove dal 2001 gestiscono vigneti, campi coltivati ed agriturismi creando occupazione e distribuendo i loro prodotti biologici anche all'estero. Il nostro vino bianco “Cento Passi” è stato anche premiato all'ultimo Vinitaly”.

Quattro i workshop per organizzare una “rete metropolitana della Legalità” nella provincia catanese, con il contributo di volontari e rappresentanti delle Istituzioni: Giovannella Scaminaci (Direzione Distrettuale Antimafia di Catania) per “L'analisi del territorio e le risposte istituzionali”, la psicoterapeuta Anna Ciccia per “L'ascolto e la motivazione: la formazione dei gruppo di mutuo-aiuto”, la stessa Gabriella Guerini e l'avv. Enzo Guarnera per “Il rapporto tra associazionismo ed istituzioni”, l'avv. Manuela Romano ed Alberto Sozzi per un progetto di formazione continua all'interno del workshop “La promozione territoriale tra prevenzione e formazione attiva”.

Presenti i volontari di “Libera” Marilù Fazio e Maria Grazia Pennisi, oltre a Grazia Emmanuele, responsabile per la Provincia etnea dei progetti per le scuole.



Workshop Metropolegalità














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